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SoundGuardian Italia: le richieste di pagamento per la musica nei video social e cosa fare

8 min di lettura

Ad aziende, alberghi e attività commerciali italiane stanno arrivando PEC e raccomandate di SoundGuardian Italy: contestano la musica usata in un video pubblicato su TikTok, Instagram o altri social e propongono di chiudere la questione pagando una “licenza ex post”, con importi che vanno da alcune centinaia a diverse migliaia di euro. Lo schema è simile a quello che avevamo già visto per le fotografie, come avevamo spiegato nel caso PicRights: ricerca automatica dei contenuti, lettera standard, importo calcolato da chi chiede e un termine breve per rispondere.

In questo articolo vediamo chi è SoundGuardian, perché il problema nasce quasi sempre dall’account social sbagliato, cosa ha deciso un tribunale tedesco in un caso simile e cosa fare, e non fare, se la lettera arriva a te.

Chi è SoundGuardian

SoundGuardian Italy S.r.l. è una società con sede a Bentivoglio, in provincia di Bologna, costituita nel 2025. Sul proprio sito dichiara di rappresentare produttori fonografici e di rilasciare licenze di sincronizzazione per l’uso commerciale della musica nei video pubblicitari e nelle pagine social aziendali. Cerca i video con scansioni automatiche su TikTok, Instagram, Facebook, LinkedIn e YouTube.

Il sito italiano non lo dichiara, ma nome, marchio e modello sono gli stessi di SoundGuardian GmbH, la società tedesca di Francoforte che fa la stessa attività in Germania da più tempo. In Italia l’ASAT, l’associazione degli albergatori del Trentino, e Confcommercio La Spezia hanno già avvisato i propri associati di contestazioni di questo tipo, arrivate soprattutto ad alberghi e attività turistiche.

Com’è fatta la richiesta

Le comunicazioni hanno alcuni elementi ricorrenti che è bene conoscere prima di rispondere:

  • arrivano via PEC o raccomandata, con un numero di pratica e un termine breve per rispondere;
  • non parlano di risarcimento ma di “licenza ex post” o “licenza successiva”, cioè il prezzo che si sarebbe pagato chiedendo il permesso prima;
  • l’importo non segue un tariffario pubblico e tiene conto, tra l’altro, della popolarità del brano e di quanto a lungo il video è rimasto online;
  • per accettare basta inserire il numero della pratica sul sito di SoundGuardian, e si può pagare anche a rate;
  • la rimozione del video, secondo la società, non chiude la contestazione per il periodo in cui è rimasto pubblicato.

SoundGuardian è una truffa?

No, non in senso stretto, ed è importante dirlo chiaramente. SoundGuardian è una società registrata e la sua richiesta ha un fondamento: usare un brano protetto per promuovere un’azienda senza licenza è una violazione dei diritti di chi lo ha prodotto. Il punto non è il “se”, ma il “chi” e il “quanto”: chi chiede deve dimostrare di avere davvero i diritti su quella specifica registrazione, e la cifra deve corrispondere al valore reale di una licenza, non a una cifra stabilita da chi chiede.

Perché la musica di TikTok non basta per un profilo aziendale

È l’errore da cui nasce quasi tutto. La libreria musicale completa di TikTok e di Instagram è pensata per l’uso personale: il fatto che un brano sia disponibile nell’app non dà il diritto di usarlo per promuovere un’azienda.

La trappola dell’account personale

  • Un account personale vede tutto il catalogo di TikTok e Instagram, brani famosi compresi, e quando scegli una canzone l’app non ti avvisa di nulla.
  • Un account Business vede solo la Commercial Music Library, cioè brani già autorizzati per l’uso commerciale e gratuiti: è più limitata, ed è per questo che molte aziende restano, spesso senza saperlo, sul profilo personale.
  • Il risultato: un profilo con il nome, il logo e i prodotti dell’azienda, ma aperto come personale, usa musica che si può usare solo in privato. È da qui che nascono le contestazioni.

La sentenza di Francoforte: 95.750 € respinti

Il precedente più utile arriva dalla Germania. Il 9 settembre 2026 il Tribunale di Francoforte sul Meno (Landgericht Frankfurt am Main) ha respinto per intero una richiesta di SoundGuardian GmbH da 95.750 € per un video TikTok pubblicitario di 14 secondi con il brano “Freed from Desire”. La cifra era stata calcolata come 250 € al giorno per 383 giorni di permanenza online. Secondo l’analisi dello studio tedesco WBS Legal, il giudice ha fissato tre principi:

  1. L’importo va documentato con contratti di licenza davvero conclusi, tariffe di mercato comparabili e dati sulla diffusione reale del video. Senza questi elementi non si può liquidare nessuna somma.
  2. Non si può moltiplicare una tariffa per i giorni online, anche perché un video social raccoglie quasi tutte le visualizzazioni nei primi giorni.
  3. La libreria di TikTok però non vale come licenza commerciale: sulla violazione in sé il giudice ha dato torto all’azienda.

La sentenza non è definitiva e non vincola i giudici italiani, ma il ragionamento sul calcolo dell’importo è vicino a quello del nostro ordinamento: anche in Italia il danno si può liquidare sul prezzo di una licenza (art. 158 della legge sul diritto d’autore, L. 633/1941), ma deve corrispondere al valore di mercato reale.

Cosa fare se ricevi la lettera

  1. Salva le prove prima di toccare qualsiasi cosa: screenshot del video e della scheda dell’audio, statistiche, impostazioni dell’account (personale o Business) e l’archivio “Scarica i tuoi dati”.
  2. Rispondi per iscritto, via PEC, entro il termine indicato, anche solo per contestare e chiedere chiarimenti.
  3. Chiedi i documenti: chi chiede deve provare di avere i diritti (art. 2697 del Codice civile). In particolare il contratto o il mandato con il produttore del brano, l’identificazione della registrazione e il calcolo dettagliato dell’importo.
  4. Fatti affiancare da un consulente o da un legale prima di accettare qualsiasi proposta.

Cosa non fare

  • Non pagare subito e non firmare moduli o dichiarazioni mandati da chi chiede.
  • Non inserire il numero della pratica sul loro sito prima di aver valutato la richiesta: è il modo previsto per accettare l’offerta.
  • Non accettare il pagamento a rate pensando che sia un impegno minore: è comunque un’accettazione.
  • Non ignorare la lettera: in Germania SoundGuardian è arrivata in tribunale.
  • Non trattare al telefono: tutto per iscritto.
  • Non cancellare account e video prima di aver salvato le prove.
  • Non puntare tutto su “la musica era su TikTok”: è proprio l’argomento che i giudici respingono.

Se l’azienda è un consumatore o una microimpresa (meno di 10 dipendenti e fatturato fino a 2 milioni di euro), può valutare anche le tutele del Codice del Consumo contro le pratiche commerciali aggressive (artt. 24 e 25).

Come prevenire: la checklist per le aziende

  1. Usa un account Business su TikTok e Instagram per ogni profilo aziendale, anche quelli piccoli o di una singola linea di prodotto.
  2. Usa solo la Commercial Music Library o musica royalty-free con licenza commerciale, come Epidemic Sound o Artlist.
  3. Controlla i video già pubblicati, anche sui profili vecchi o abbandonati e su tutte le piattaforme, e togli o sostituisci quelli con brani famosi.
  4. Scrivi nei contratti con agenzie e social media manager chi risponde delle licenze musicali.
  5. Non contare sulle licenze SIAE o SCF: quelle di locali, radio ed eventi coprono la musica diffusa al pubblico, non quella nei video social.

Attenzione in particolare se gestisci radio, discoteche, locali, alberghi o eventi: avete licenze per diffondere musica, ma non coprono automaticamente reel, TikTok, clip registrate con la musica in sottofondo o dirette.

Domande frequenti

Se ho usato la musica della libreria di TikTok sono in regola?

Solo per l’uso personale. Per un profilo aziendale serve la Commercial Music Library, disponibile con l’account Business.

Devo pagare quello che chiedono?

Non subito. Rispondi per iscritto chiedendo il mandato, l’identificazione della registrazione e il calcolo dell’importo: l’onere della prova è di chi chiede.

Se cancello il video il problema sparisce?

No: l’uso passato resta. La rimozione però chiude l’uso per il futuro. Prima di cancellare, salva tutte le prove.

Le licenze SIAE coprono i video sui social?

No. SIAE, SCF, Soundreef e Nuovo IMAIE gestiscono altri diritti, come la musica diffusa nei locali; i video promozionali sui social richiedono una licenza di sincronizzazione o musica già autorizzata.

Mi possono chiedere altri soldi per lo stesso brano?

In teoria sì: sullo stesso brano esistono diritti diversi, per esempio quelli dell’editore musicale, gestiti da soggetti diversi.

Su quali piattaforme controlla SoundGuardian?

TikTok, Instagram, Facebook, LinkedIn e YouTube.

Hai ricevuto una lettera simile?

Possiamo analizzare la contestazione, raccogliere le prove dai tuoi profili e preparare la documentazione tecnica per la risposta, anche per il tuo legale. E se vuoi evitare che succeda, controlliamo i profili social dell’azienda e i video già pubblicati. Prenota una consulenza gratuita oppure scopri come gestiamo i social delle aziende.

Questo articolo ha scopo informativo e non è un parere legale. Chirurgia Digitale è uno studio di consulenza su piattaforme digitali e social media, non uno studio legale: per le valutazioni giuridiche del tuo caso rivolgiti a un avvocato.

Fonti